Premetto che mi sono avvicinato a questo locale perchè invitato da amici per una cena pre-Natalizia.
Il nome dato all'antica osteria aperta nei primi anni del '900 deriva dal dialetto romagnolo "Scaia" che significa ubriaco, il locale ha quindi una storia direi centenaria. Da qualche anno si è trasferito in questa nuova ubicazione, in centro a ridosso di piazza Kennedy. Appena si entra si nota il locale che date le ridotte dimensioni non offre, però quella senzazione di intimità, ma anzi al contrario, trasmette, forse complici anche le luci eccessivamente alte, un senso di "cagnara" che ne fa un locale non adatto per coppie che vogliono mangiare e passare un'oretta in intimità. I tavoli sono discretamente vicini ma il fattore negativo è la tovaglia di carta che trasmette il senso di un locale di scarsa qualità. Le cameriere non sono molto gentili e mancano anche dell'ABC del cameriere, infatti ci portano il bere in due ondate ma si dimenticano dei bicchieri, che abbiamo dovuto richiedere e che la cameriera ci ha lasciato sul tavolo demandando a noi la spartizione degli stessi. Il servizio, di contro è celere ma il mio "Antipasto Romagnolo" non è niente di che, che ne so, magari in salame particolare o un salume che non si mangia normalmente, ed anche la composizione del piatto è povera e senza fantasia. La piadina che accompagna il piatto è troppo grossa ed appena si raffredda tende subito a diventare dura. Mi portano anche il primo assieme all'antipasto, e questo è un'altra nota negativa oltre al fatto che ho ordinasto dei garganelli con radicchio e pancetta e me li vedo consegnare con erbe tipo bietola e una pancetta indefinita. Per contro la quantità è abbondante, forse fin troppo con lo sforamento di diventare, come dice un famoso chef un "Mappazzone". Il conto è onesto, in linea con il locale.
| La Sala |
| Particolare del Soffitto |
| Antipasto Romagnolo |
| Garganelli "Radicchio" e Pancetta |